Il meraviglioso mondo delle performance

E poi ci sono gli artisti che amano produrre momenti durante le loro esposizioni o semplicemente nel cammino della loro vita artistica caratterizzati da performance interattive. L’opera d’arte è bella da visionare appesa ad una parete, ma se poi quell’opera dovesse uscire dal quadro ed animarsi attraverso una situazione artistica e dinamica, allora questo rappresenterebbe un momento solenne di arteficio, cioè del più semplice significato di “creare arte”.

Artescalza abbraccia la filosofia di produrre Arte Viva, arte che genera arte, coinvolgendo quanto più possibile il pubblico. Non tutti gli artisti amano o semplicemente riescono a superare il limite della materia delle loro opere, ma ci sono alcuni grandi nomi che dimostrano quanto sia apprezzata la performance tra il mondo artistico ed il resto del mondo. 

L’artista delle performance ha una concezione dinamica del suo pensiero. Egli evolve nel movimento realizzando momenti che catturano l’attenzione dei presenti, enfatizzando molto i sentimenti.

L’attore che improvvisa un monologo deve saper trattenere l’attenzione dalla prima parola all’ultima frase senza abbandonarsi mai al dubbio. Egli è concentrato sulla voce, sui movimenti e sul pezzo che sta producendo in stile libero. Ma anche una body painter che realizza il suo spettacolo deve essere molto attenta a coinvolgere e concentrarsi.

Artescalza promuove le iniziative di performance di diversi artisti, per citarne alcuni la stessa refente Claudia Rossetti produce momenti interattivi durante le proprie esposizioni, a volte pulite, con la collaborazione del contrabbassista Ivan Biasi, a volte assolutamente improvvisate, vestendo ella stessa le sue tele e passeggiando per il centro di Treviso come un cavalletto vivente.

Nella compagnia ci sono diversi artisti che si prestano a realizzare questi momenti di arte Viva:

Evelyn Tognazzi, Valerio Pavan, Stefano Bergamin, Antonio Lavina, Giuseppe Zamparo e molti altri. Ogni volta la performance acquista un valore diverso. Si aggiunge un particolare o addirittura si stravolge l’idea artistica e si spaccano così le dinamiche abitudinarie.

L’opera maxima realizzata da Artescalza è l’improvvisazione teatrale “il tempo di una caraffa di vino … possibilmente raboso” proposta a Vazzola nel mese di Settembre 2015: 60 minuti di pura interpretazione artistica, una performance recitata che ha toccato diversi stati dell’anima.

Ad interpretare le voci c’erano un poeta, Sergio Serraiotto, due scrittori, Franco De Mas e Stefano Bergamin, un gruppo di artisti, Valerio Pavan, Evelyn Tognazzi, Claudia Rossetti ed una psicologa nonché modella di body paint Myriam Favaro, ed una telecamera fissa sulla performance abilmente manovrata da Stefano Pauli.

Ma che cosa spinge un artista a stravolgere i propri canoni? Il desiderio di farsi comprendere dal pubblico, la volontà di interpretare egli stesso la sua arte per renderla fruibile tra la gente che decide di partecipare. Il semplice giocare ed il desiderio di divertirsi che è intrinseco in moltissimi artisti contemporanei che, in qualche modo, riprendono il Fluxus ed il Dadaismo, con tematiche più leggere, senza necessariamente andare contro i sistemi ma cercando comunque di non farsi soffocare dagli stessi. L’artista scalzo ha bisogno di spazio per interagire con se stesso e con gli altri.